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Conosciamo i dinosauri? Scopriamolo insieme

Serena Castignoni

Tra tutte le creature che hanno popolato il nostro pianeta solo i dinosauri hanno suscitato nell’uomo un così profondo interesse. Dalle leggende ai film, i grandi giganti preistorici continuano a popolare la nostra fantasia facendoci fare un salto nel passato di molti milioni di anni. Ma l’asteroide che cadde 65 milioni di anni fa, ha realmente segnato la fine di questi animali? Siamo sicuri che i dinosauri si siano realmente estinti?

Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l'uomo, l'uomo distrugge Dio, l'uomo crea i dinosauri.
(Ian Malcom - Jurassic Park)

La maggior parte di voi ci conosce come guide ambientali, ma io ed Alessandro siamo anche guide museali e svolgiamo prevalentemente la nostra attività presso l’Orto Botanico dell'Università di Siena. Nel corso del 2019 siamo stati  impegnati nelle molteplici attività didattiche organizzate in occasione dell’evento Jurassic Orto, una mostra temporanea di dinosauri riprodotti a grandezza naturale. L’allestimento, ben curato e di effetto, è stato apprezzato da molti visitatori superando le oltre 10.000 presenze durante il periodo di esposizione.

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CONOSCIAMO DAVVERO I DINOSAURI?

Intanto sfatiamo un mito: i dinosauri non sono comparsi all’improvviso sulla Terra e non sono stati da subito gli esseri giganti che dominavano il pianeta. Al pari degli altri esseri viventi anche loro hanno avuto la loro evoluzione durante i milioni di anni di presenza. I dinosauri primitivi sono comparsi più di 200 milioni di anni fa ed appartenevano al genere Herrerasaurus (lucertola di Herrera), un genere di dinosauro vissuto in Argentina: lungo dai 3 ai 4 metri, alto circa 1 metro e mezzo, era un “piccolo dinosauro” bipede con gli arti anteriori dotati di tre artigli usati per afferrare le sue prede. Vissuto nello stesso periodo ma più recente nella scala evolutiva,  si trova il Celofisio lungo 3 metri ed alto poco più di 1 metro, dalle movenze a scatti simili a quelle di un gatto; catturava tutto ciò che si muoveva, dalle lucertole agli  anfibi, fino agli insetti alati.

Ma per trovare specie interessanti non bisogna cercare solo in Argentina: basta infatti valicare le Alpi per raggiungere la Svizzera e nel Canton Ticino si rinviene il Ticinosuchus ferox, un grosso lucertolone con dorso corazzato, quadrupede, che con zampe muscolose dotate di 5 dita ed artigli, correva velocemente tra quelle che ancora non erano montagne. Esemplari fossili di questo dinosauro furono trovati anche in Italia.

Questi “proto- dinosauri” popolarono il periodo Triassico, ma la vera affermazione di  tali animali è avvenuta dal periodo Giurassico, in cui inizia la dominazione dei grandi Saurischi (che vuol dire “bacino da lucertola”), ordine che comprende i più noti e giganteschi dinosauri.

I Saurischi si dividevano in due gruppi: i Teropodi, esseri carnivori e bipedi che si contraddistingueranno per essere stati i dinosauri più feroci di tutta la loro storia, e i Sauropodi, grandi giganti erbivori che si appoggiavano su tutte e quattro le zampe.

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PERCHE’ ERANO COSI GRANDI?

Secondo la Regola di Cope gli animali man mano che si evolvono nel tempo tendono a ingrandirsi, i dinosauri del giurassico arrivano infatti da una lunga evoluzione che aveva già superato quattro catastrofiche estinzioni di massa. Non solo, nel loro periodo di permanenza i continenti erano uniti nel super continente Pangea, che si trovava a cavallo dell’equatore: ciò garantiva grandi spazi per la coesistenza di questi esseri e condizioni climatiche che favorirono lo sviluppo di vaste aree di foreste simili alle attuali foreste pluviali, consegnando ai sauropodi infinite riserve di cibo e permettendone l’accrescimento. Di conseguenza, anche i teropodi accrebbero le dimensioni per specializzarsi nella caccia dei grandi erbivori, mantenendo l’equilibrio ambientale. Si ebbero così superpredatori come il Tirannosaurus Rex, che riuscivano a predare ed abbattere esseri di 70 tonnellate come il Titanosauro Patagonico.    

La pressione ambientale condizionava quindi la crescita di questi giganti. Un particolare caso fu l’Europasauro (tra i più apprezzati durante la mostra dai bambini, perché riprodotto con il nido e la schiusa delle uova) che viveva circa 154 milioni di anni fa nel Nord della Germania. L’Europasaurus holgeri aveva collo lungo, muso corto e alto con denti a spatola, arti anteriori lunghi quanto quelli posteriori, in sostanza un sauropode a tutti gli effetti, tranne che per una particolare caratteristica: era nano! Si trattava infatti di un raro esempio di nanismo insulare dovuto all’isolamento di una popolazione di Sauropodi su di un’isola nell’antico bacino della Bassa Sassonia: l piccolo territorio su cui vivevano fece in modo che la selezione naturale giocasse un ruolo fondamentale facilitando esemplari più piccoli (5 – 6 m di lunghezza contro i normali 16 – 25 metri degli altri sauropodi) che meglio si adattarono alla scarsità di cibo.

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Schiusa delle uova di Europasauro

PARTICOLARI DINOSAURI NELLA MOSTRA

La mostra Jurassic Orto è stata concepita per scoprire l’evoluzione di questi animali e il modo in cui si erano specializzati per sopravvivere. Una parte della visita è stata dedicata anche a specie che non vivevano solo sulla terra: infatti, nei cieli del Giurassico, avremmo potuto vedere dinosauri come il piccolo Pterodattilo, scoperto nel 1784 dallo scienziato italiano Cosimo Collini. Il piccolo volatile era dotato di filamenti (pycnofibre) che scaldavano i muscoli per il volo, quindi un animale a sangue caldo e non a sangue freddo come gli altri rettili.

Nel periodo successivo, il Cretaceo, hanno convissuto enormi esemplari con piccoli dinosauri. Tra i grandi dinosauri si ricorda il Carnotauro (il preferito da Alessandro che amava raccontarne la storia ai piccoli visitatori) che era alto 3 metri e pesava più di una tonnellata. Era un bipede con pelle ricoperta da piccole protuberanze coniche, che sulla testa si sviluppavano in 2 corna, usate probabilmente durante il combattimento. Ne conosciamo la presenza perché alcuni lembi di pelle con questi coni caratteristici, sono stati ritrovati nei fossili in Argentina.

Esprimendo una preferenza, io amavo invece soffermarmi dal Tyrannosaurus Rex, un teropode di 30 metri di lunghezza e 5 - 6 metri di altezza. Massiccio bipede, camminava controbilanciandosi con la forte coda: per alcuni paleontologi era un feroce predatore, per altri uno spazzino di animali morti se non addirittura un opportunista delle prede altrui. Di tale dinosauro si parla da sempre, essendo il più conosciuto: è curioso scoprire che il suo morso sviluppasse una potenza di 57.000 newton, e con questo usava strappare le carni alle sue prede, che ingoiava senza masticare in maniera inerziale, ovvero tirando indietro la testa per facilitare la deglutizione, buttando giù bocconi anche di 50 kg.

Tra le specie più piccole presenti in mostra, non posso tralasciare “Ciro”(Scipionis samniticus) un “dinosaurino” di 50 cm, forse tra i più famosi al mondo (si guadagnò la copertina sulla rivista scientifica Nature). La sua eccezionale scoperta fu fatta nel 1980 a Pietraroja (Benevento) con un fossile di 110 milioni di anni, ritrovato completo in tutte le sue parti: non solo ossa e pelle, ma anche con il contenuto del suo stomaco e il sangue, da cui è stato possibile studiarne l’emoglobina. Sono ancora osservabili le cartilagini articolari e i vasi sanguigni che trasportavano ossigeno e scaldavano il suo piccolo corpo piumoso. Un animale quindi a sangue caldo amorevolmente accudito dai sui genitori fino alla sua precoce morte, avvenuta a causa di una inondazione che sommerse il nido,  lasciando Ciro sepolto nel fango, immortale ai nostri occhi.

L’estinzione                                                                   

La parte conclusiva di Jurassic Orto era la sala dell’estinzione, un luogo dove furono esposte le riproduzioni dei fossili ritrovati e, attraverso pannelli, illustrata la misteriosa scomparsa dei dinosauri: una delle spiegazioni più accreditate circa l’estinzione dei dinosauri, è quella della caduta di un grande meteorite sulla terra anche se, osservando con attenzione quello che stava succedendo, possono essere fatte diverse teorie.

Si data l’estinzione dei dinosauri a 65 milioni di anni fa, concomitante con l’orogenesi alpina in cui si formarono le Alpi e tutte le più alte catene montuose del pianeta ed in cui si persero i grandi spazi in seguito proprio alla dislocazione del supercontinente chiamato Pangea. La formazione di vulcani e i fenomeni eruttivi, strettamente connessi con i movimenti tettonici, potrebbero aver immesso in atmosfera notevoli quantitativi di polveri che inibirono la radiazione solare sulla terra, diminuendo allo stesso tempo lo sviluppo delle piante.

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